Comunicato Stampa

L’industria della rigenerazione, attraverso le sue diverse Associazioni di categoria: DKWU in Germania, UKRA in Gran Bretagna, ARTI-Italia in Italia, FCR in Francia e ETIRA in Europa, sta offrendo ai suoi clienti e ai cittadini europei, prodotti vantaggiosi per l’ambiente, per l’economia e per la creazione di nuovi posti di lavoro, grazie al loro approccio legato all’Economia Circolare e alla priorità verso il riutilizzo delle cartucce esauste.

E’ sorprendente notare che né i produttori di cartucce originali, né le autorità competenti in materia di rifiuti non abbiamo ancora affrontato questo problema per mezzo dei loro sistemi di recupero.

La preoccupazione per la salute dell’ambiente e la collaborazione con riviste e laboratori di analisi specializzati, hanno rivelato che parti importanti delle cartucce compatibili di nuova costruzione provenienti dall’Asia, violano la Direttiva Europea sulle restrizioni delle sostanze pericolose (RoHS) che prende in esame i componenti chimici. Questi prodotti, pertanto, rappresentano un enorme rischio in termini di PERSISTENZA, BIOACCUMOLAZIONE e TOSSICITÀ di sostanze come il piombo, il cromo esavalente, il mercurio e – nel caso specifico – i ritardanti di fiamma bromurati.

Diversi test pubblicati dalla rivista Digital Imaging dimostrano che sia i toner OEM che quelli rigenerati da cartucce OEM sono sicuri, al contrario del contenuto dei cloni asiatici di nuova fabbricazione, che contengono sostanze proibite che superano fino a 14 volte i valori legali consentiti di 1000 mg / kg. Se c’è qualcosa di peggio della plastica è la plastica nociva!

Oggi la Commissione Europea sta studiando una proposta per abbassare ulteriormente il limite permesso, dagli attuali 1000 mg a soli 10 mg per ogni kg di plastica. Quindi la plastica presente nelle cartucce “clone”, dette anche compatibili, contiene un inquinante organico persistente che contamina l’ambiente. Purtroppo non esiste una soluzione di fine vita per queste cartucce “clone”, perché anche il loro incenerimento rappresenta un ulteriore elevato rischio di emissione di sostanze tossiche. Inoltre, anche la minima presenza di una pur piccola porzione di cartucce asiatiche non conformi alla direttiva RoHS, è responsabile della contaminazione della mescola e rende la plastica riciclata ottenuta, non riutilizzabile.

L’impiego di questo tipo di plastica per la produzione di cartucce consente una riduzione dei costi da parte dei produttori asiatici, perché una tonnellata di plastica di qualità così scadente può essere acquistata a prezzi inferiori a 60€ a tonnellata, rappresentando un vantaggio sleale nei confronti delle industrie della rigenerazione, ma anche verso i costruttori OEM (Original Equipment Manufacturer) che pagano, per una tonnellata di plastica conforme RoHS, fino a 1200 €, cioè un valore venti volte superiore.
Una recente ricerca sull’economia circolare e sull’industria della rigenerazione delle cartucce ha riportato che se le cartucce rigenerate rappresentassero una quota di mercato del 25%, genererebbero la creazione di 70.000 nuovi posti di lavoro in Europa, ai quali si sommerebbero gli altri benefici della rigenerazione in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, di riduzione di rifiuti e di salvaguardia dell’ambiente.

Questa situazione richiederebbe che opportune iniziative venissero implementate. Le autorità e gli organismi competenti dovrebbero effettuare controlli molto più efficaci e adeguate azioni di contrasto al fine di limitare l’ingresso di queste merci in Europa, per evitare di danneggiare i cittadini e i consumatori, evitando anche di creare fenomeni di concorrenza sleale per prodotti di alta qualità.

Dal punto di vista del consumatore, l’Europa dovrebbe creare un marchio continentale di qualità ecologica in modo che i clienti possano riconoscere facilmente i prodotti con le migliori prestazioni ambientali, come già avviene – ad esempio – con la carta.

 

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